IL LABORATORIO DEI FORMATI #1 AL MONDO

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Formati

Sono al 13° anno consecutivo di insegnamento al Master in Comunicazione Musicale della Università Cattolica di Milano come professore a contratto del corso di “Teorie e Tecniche della Radio Musicale”. Mentre ringrazio il direttore didattico del Master, Gianni Sibilla, per la fiducia che mi ha rinnovato ogni anno, il perché io senta tanta costanza e anche tanto entusiasmo in questa attività non mi è di difficile lettura; il rapporto in aula con gli studenti, nel contesto qualificato e unico di quella Università, crea piacevolmente e obbligatoriamente delle “isole” temporali di ricerca e di riflessione sui concetti originali e vigenti del mezzo Radio e, soprattutto, li mette alla prova della chiarezza attraverso l’insegnamento. La più recente delle domande dalle “isole”?… Perché il laboratorio dei Formati più interessante è quello degli U.S.A.?

E dire che non mi sento così “yankee”, così filo-americano. Beh, sono comunque una mosca bianca perché mi sento europeo, anche per la doppia nazionalità dei miei genitori. Dunque?!? Per anni segui con costanza e quasi emotivamente il mercato Radio degli U.S.A., lo ami, ti appassioni, lo percepisci al Numero 1 e poi è solo grazie al Master e agli studenti che cerchi qualche perché per renderti conto dalla evidenza e della razionalità delle condizioni effettive. Dopo il tributo alle “isole” temporali entriamo ora nel vivo della questione.

Il perché Nr. 1: Le condizioni di competitività.

Attraverso i vari livelli di licenza, che impattano progressivamente ad esempio le antenne e la potenza e che richiedono alle emittenti adeguamenti tecnici ma anche gestionali cui rispondere alle autorità, si creano negli U.S.A. dei mercati di competitività paritetici, delle vere e proprie classi di competizione. Le prime emittenti con la classe di licenza più elevata di ogni grande o media città hanno sostanzialmente segnali identici in tutta l’area coperta. Mancando il vantaggio competitivo di chi si fa sentire meglio o con segnale più forte le emittenti sono costrette a competere sulla componente editoriale e su quella del marketing commerciale. E spunta così la magica parola… differenziazione! Tanti differenti target serviti, tante differenti offerte di formato, ben inteso sia nella Musica che nella Attualità/Informazione.

Il perché Nr. 2: Il contesto locale.

La Radiofonia Statunitense è chiaramente Locale per definizione stessa della Costituzione che impone ai media RadioTelevisivi la diffusione in ambito locale. Esistono poi i Syndicator che diffondono servizi e programmi sulle emittenti di tutti gli Stati Federali secondo limiti di tempo e di contemporaneità ben determinati. Il massimo della dimensione di un mercato locale è dato da quello metropolitano di New York con oltre 15 milioni di persone, il #1, esattamente coincidente con il limite italiano massimo di servizio per una emittente a carattere locale. Se si scende alla posizione #10 si trova il mercato metropolitano di Atlanta in Georgia con oltre 5 milioni di abitanti, come l’area metropolitana di Milano. La dedizione all’area locale è un elemento di interesse e che riporta la radiofonia dei grandi U.S.A. a una misura raggiungibile e comparabile.

Il perché Nr. 3: La presenza garantita alla emittenza comunitaria.

C’è una parte della Legge Mammì purtroppo non applicata e che riguarda il capitolo della ripartizione delle frequenze, precedente a quello della loro assegnazione. Lettera morta. Negli U.S.A. la ripartizione delle frequenze è realtà da numerosi decenni: tra gli 87,5 e i 92 MHz vi sono solo emittenti comunitarie, le radio commerciali si ascoltano solo a partire dal limite superiore. Peraltro la Radio Pubblica esiste ma non è un Broadcaster tipico e con proprie torri, è solo un syndicator di programmi e di contenuti che le emittenti comunitarie possono scegliere per i propri palinsesti. La funzione pubblica e comunitaria sono così chiarite e qualificate e rappresentano un polmone di sperimentazione, di crescita di talenti e di raccolta di istanze specifiche (college, religioni, associazioni, ecc.) che permettono di fatto migliore efficienza anche alle Radio Commerciali.

Il perché Nr. 4: La multi-etnicità della popolazione.

La differenza è la ricchezza e la flessibilità della struttura statunitense si presta perfettamente anche ad accogliere e integrare le istanze delle minoranze, che poi non sono propriamente così definibili laddove si pensi solo alle popolazioni Ispaniche oppure Nere. Gli Ispanici possiedono centinaia di stazioni commerciali e comunitarie con maggiori concentrazioni laddove opportuno per densità della loro popolazione. La stessa cosa può dirsi per proprietà di gruppi radiofonici Neri orientate al loro target. Esistono poi nel sistema anche modalità di integrazione; nel caso dei formati musicali, ad esempio, è stato verificato che il format hip-hop (CHR/Urban) è cross-etnico mettendo insieme persone Bianche, Nere e Ispaniche senza limitazioni particolari. E’ un approccio dunque che permette l’accoglienza sia di istanze di origine che di integrazione, entrambe fondamentali.

Il perché Nr. 5: La Assenza di Ordini e di obblighi editoriali.

Quest’ultimo è in realtà uno dei piatti forti. Ci sono regole ma sulla parte editoriale no. Anzi… la associazione dei direttori delle Radio e delle Televisioni (RTNDA) insieme al NAB ogni anno si fa ricevere dal Governo Federale per ribadire fermamente che non si vuole per alcuna ragione l’Ordine dei Giornalisti. Avete capito bene, i giornalisti USA non vogliono l’Ordine dei Giornalisti. Perché? Per loro è ovvio, sarebbe una forma di controllo del Governo sulla libertà di informazione. Meditate, gente, meditate. E in questo regime il format News/Talk alla Radio, come si può vedere più sotto è il più ascoltato e, aggiungo, è anche quello che ha il maggior numero di stazioni oltre che il maggior fatturato pubblicitario. Non sono previsti nemmeno imposizioni sui GR o sull’Informazione e infatti le Radio Musicali si concentrano sul loro core-business.

Non è il Paradiso?!?…

 

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