NASCE IL TAVOLO EDITORI RADIO

Comment

Fatti

E’ nata il 1° di aprile e il successivo giorno 13 si è già svolto il suo primo CdA; la società “Tavolo Editori Radio srl” è attiva e rappresenta con i suoi soci tutti i comparti del mezzo, nazionale e locale, pubblico e privato. La curiosità mi ha spinto a compiere una visita alla conferenza stampa di presentazione che si è svolta appena dopo la prima riunione del CdA, alle 12:30 del 13 aprile in RAI a Milano; si è trattato di puro interesse professionale dato che colloco l’analisi degli ascolti ai primi posti delle mie priorità nell’attività radiofonica. La ritrovata unità tra gli Editori Radiofonici è l’indicatore di una nuova metodologia, di un nuovo approccio, che potrà offrire un migliore e più puntuale rilevamento elettronico? Sarà illuminante come il meter testato nei miei 4 anni con Radio 3i in Svizzera?

Ahimè. A queste ultime 2 domande, la seconda è più personale, non c’è ancora risposta, bisognerà attendere qualche mese; la presentazione della società è stata in realtà molto politica, alquanto grigia, moderatamente noiosa anche, se non soprattutto, da parte dei consiglieri più giovani. Mario Volanti dal tavolo dei relatori ha bilanciato il tutto, brillando per chiarezza e energia.

L’unico elemento tecnico è stato quello della presentazione di una slide con le indicazioni dei sistemi di rilevazione degli ascolti in vigore negli altri Paesi e nella quale ho contato almeno 2 errori gravi di aggiornamento e l’assenza dell’informazione assolutamente cruciale dei tempi di rilascio (posso solo sperare che fosse almeno in qualche colonna a destra, non proiettata).

E, quindi, la novità centrale è quella di una ritrovata fiducia reciproca e di un accordo tra comparti e soggetti del mezzo. Per carità, non poco! Tuttavia in assenza di contenuti tecnici, la fase è quella del “faremo”, sopraggiungono altre domande, che emergono e salgono di  intensità…

  1. Era proprio del tutto necessaria una nuova società? L’esperienza della precedente AUDIRADIO srl si è dimostrata alla fine drammatica, con una società che è a tutt’oggi in liquidazione, e con conseguenze gravi nelle relazioni deterioratesi significativamente col mondo della pubblicità;  non si devono poi dimenticare i 2 anni di assenza dalla pubblicazione di nuovi dati che ne sono conseguiti, gravissimi per tutti, anche per gli stessi operatori oltre che per tutte le imprese radiofoniche. Oggi si apprende dai relatori della conferenza stampa della nuova società che il problema principale della vecchia era nella mancanza di equilibrio tra i soci e nella rappresentazione non proporzionale dei soggetti del settore. Bene, la nuova società saprà tra anche solo 2 anni aggiornarsi e permearsi ai nuovi equilibri che certamente (ripeto, certamente) saranno nel frattempo intercorsi senza esplodere come la vecchia? Non è forse sufficiente e forse anche più appropriato l’istituto della Associazione, come nella prima AUDIRADIO?
    .
  2. La crescita del 2015 necessita per essere sostenuta di maggior spirito di corporazione? Nell’anno precedente il fatturato del settore Radio è stato in forte crescita, quasi a 2 cifre secondo Nielsen, dunque un segno positivo assai significativo. Il tutto è avvenuto con una ricerca perfettibile ma diretta da un istituto credibile come GFK e soprattutto con 2 grandi eventi ben riusciti (di FCP e poi dei committenti della ricerca di base “Proteo”) che certamente hanno contribuito a incrementare la domanda del mezzo da parte del mondo della pubblicità. In questo contesto vale la pena di forzare la mano sulla società del Tavolo degli Editori Radio (no traccia di UPA) e/o, piuttosto, di offrire grande continuità di relazione e di partnership con il mondo della pubblicità al fine di sottolineare con eventi e iniziative, in modo innovativo e creativo, le evidenze di utilizzo del nostro mezzo?
    .
  3. Perché è così importante essere proprietari della ricerca sugli ascolti? Mi sembra che questa modalità rappresenti un modo forse statico e muscolare di intendere la gestione di uno strumento di rilevazione che deve essere in realtà dinamico, rinnovandosi continuamente, ed essere autenticamente e conseguentemente pubblico, riconosciuto da tutti, non privato. Un ulteriore emblema di questo strano bisogno di possesso è dato dal fatto che i rappresentanti del Comitato Tecnico, non meglio che nel passato, sono ora di sola nomina interna; di fatto sono i dirigenti delle stesse imprese radiofoniche presenti nel CdA. Qual è la loro reale competenza di ricerca e di statistica, che ovviamente resta un criterio fondamentale per un Comitato Tecnico?

Mario Volanti ha espresso molto bene un “sentiment” degli Editori: “Non ci tornano i conti”. Il riferimento è alla Ricerca di Base del 2015, così magnificamente utile e ancor meglio presentata (ricordo positivo e ancora vivissimo), che attestava l’ascolto giornaliero della Radio in Europa a più di 15 punti percentuali al di sopra di quanto invece rilevato da RADIO MONITOR di GFK EURISKO.

A tal proposito vale forse la pena di fare un approfondimento tra lo storico e il tecnico. Ancora in AUDIRADIO il passaggio nel questionario dall’ascolto settimanale a quello giornaliero era stato significativamente alleggerito. Mi risulta che la prassi di ricordare all’intervistato le emittenti da egli/ella stesso/a citate nell’ascolto settimanale (mediamente 7 o 8) prima di chiedere poi quali di quelle fossero state ascoltate ieri sia stata bellamente cancellata, con relativo vantaggio delle emittenti con “brand” particolarmente affermato e memorabile. Uso della tecnica a fini politici? Possiamo dunque lamentarci poi con gli Istituti o con altri se non abbiamo un risultato di ascolto del giorno medio che sia pienamente rappresentativo? Temo che quella metodologia l’abbiano voluta i Radiofonici, magari in prevalenza di una sola parte, non di tutte.

L’indagine sul ricordo di ascolto non è un indagine sugli ascolti, e si presta purtroppo anche all’uso politico delle tecniche, con o senza società proprietarie; il passaggio al meter appare come una priorità assoluta per la competizione a pari regole, ed è quindi innovazione e iniezione di fiducia per un intero settore oltre che per gli interlocutori del mondo della pubblicità.

I miei colleghi di RADIO 3i nella Svizzera Italiana hanno aggiornamenti giornalieri dal Meter con uno shift fisso di soli 18 giorni. E le informazioni sugli intervistati sono assolutamente più profonde sia sul profilo di consumo che su quello dell’orientamento culturale; c’è perfino la fascia di reddito! E il colmo è che l’emittente spende meno in Franchi e in Svizzera di quanto investe oggi una emittente locale in Italia per poche province.

Non resta che augurarsi che il Tavolo Editori Radio sia prima di tutto un promotore di innovazione nella rilevazione degli ascolti.

Condividi l'Articolo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *