RADIO 24, LA TEMPESTA SI SENTE

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Analisi di Ascolto

La cronaca di queste settimane ha posto il Gruppo 24 Ore, di cui Radio 24 è parte, in ulteriori difficoltà dopo quelle gravi e già note di tipo finanziario; mentre manca ad oggi ancora l’accordo sull’aumento di capitale che il CdA ha richiesto all’Assemblea degli Azionisti del valore di Euro 70 milioni, la reputazione pubblica è attaccata in modo profondo. Il gruppo editoriale di Confindustria, da cui ci si aspetta un modello di azienda, è oggetto di indagini della Magistratura su reati molto gravi quali false comunicazioni sociali e appropriazione indebita. Caos assoluto anche nell’organizzazione con uscite precipitose di figure apicali in concomitanza dell’annuncio del nuovo piano industriale che prevede tagli sul Personale del 30% entro i prossimi 3 anni. Radio 24 è nel gruppo certamente una delle aree meno problematiche e ci si augura che i suoi lavoratori e collaboratori siano al riparo dalla tempesta.

In realtà Radio 24 come stazione e come marca sta già pagando dei prezzi, e non propriamente suoi. Nei giorni dello scandalo è stato avvilente ascoltare, solo ad esempio, un imbarazzato Sebastiano Barisoni che, nel suo programma “Focus Economia” tra le 17 e le 18:30 e risentendo delle faccende finanziarie e giudiziarie del gruppo, si è trovato costretto a ringraziare sentitamente chi gli esprimeva solidarietà e fiducia “nonostante tutto”.

L’imbarazzo è comprensibile; tutti i giorni ci si lancia, con personale ammirazione, contro le inefficienze della pubblica amministrazione e delle banche, solo ad esempio, nonché sulla valorizzazione delle culture aziendali che portano alla competitività e poi si scopre che nel proprio gruppo, che non è un’entità qualsiasi, alcuni significativi comportamenti sarebbero stati di totale degrado e di assenza di rispetto sui termini di legge.

Radio 24 rimane anche nelle difficoltà del gruppo un asset interessante, molto interessante, che non ha ancora sviluppato il suo potenziale e che attraverso l’ingresso di un nuovo socio proprio nel difficile momento attuale potrebbe anche facilitare il risanamento complessivo. Le “prove di partnership” che su vari fronti intercorrono già tra il gruppo RDS (che ha necessità indubbie di crescere rispetto ai poli radiofonici esistenti) e il Gruppo 24 Ore produrranno qualcosa di più concreto?

Chiunque si interesserà della strategia di Radio 24 verso il pubblico e verso i clienti scoprirà nel dettaglio che il punto di partenza è interessante ma complesso e che richiede l’arte della navigazione dopo anni di relativa deriva o di automatismi scaduti. Prendiamo il cannocchiale…

Quello che si può notare nella parte bassa dell’istogramma è che ci sia stata una bella crescita quantitativa nel quarto d’ora medio tra le ore 6 e le 24 nell’intervallo del trend di Radio Monitor tra il 2012 e il 2016. Per la precisione si è passati da 143.720 a 192.340 persone mediamente sintonizzate.

Il tema da indirizzare è il target di età che è “particolarmente maturo” per usare un eufemismo. Infatti la crescita di ascolto degli ultimi 5 anni e stata finanziata in particolare proprio dagli over 64 e dai pensionati.

E’ relativamente facile comprendere il perché dei dati di età e di professione di Radio 24 dalla tipologia dell’offerta basata su un’idea di palinsesto in stile RADIO RAI e che ne ha acquisito i target tipici. Manca la comprensione semplice che la mobilità di ascolto sia oggi la maggioranza assoluta e pregiata e che ciò sia contestualmente la rappresentazione del pubblico attivo e che si muove, guarda caso quello cui Confindustria si rivolge, assai affluente proprio nelle ore centrali della giornata.

L’unica fascia oraria che è al di sotto del 2% di share è quella tra le 9 e le 11; trattasi di 2 ore in cui esiste peraltro uno dei massimi momenti di disponibilità di ascolto da utilizzare. Il massimo di Radio 24? Facile. Tra le 19 e le 20, GR24 + “La Zanzara”.

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